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Jerome Powell: ritratto del presidente della Fed (2018-2026)

Di Captain Trading··9 min

Il 16 settembre 2026, giorno della pubblicazione di questo articolo, Jerome Powell siede ancora nel consiglio dei governatori della Riserva Federale statunitense — sotto la presidenza del proprio successore. Nessun presidente della Fed recente aveva fatto questa scelta da quasi ottanta anni.

Tra la sua nomina nel 2018 e questa uscita di scena inedita, si sono dovuti attraversare due shock di una rarità storica: una pandemia globale che paralizza l'economia americana in poche settimane, poi la spinta inflazionistica più violenta dall'inizio degli anni 1980. Powell, 16° presidente della Riserva Federale e unico dirigente recente proveniente dalla finanza privata anziché dal mondo accademico, gestisce le due crisi con lo stesso metodo: pragmatismo, decisioni prese riunione dopo riunione e — fatto raro per un banchiere centrale in carica — un riconoscimento pubblico dei propri errori di tempistica.

L'essenziale da ricordare

  • Nato il 4 febbraio 1953 a Washington D.C., giurista di formazione (Princeton, poi Georgetown Law) e non economista — una singolarità tra i presidenti della Fed recenti.
  • Carriera costruita a Wall Street e al Tesoro americano, poi quindici anni nella finanza privata — Carlyle, Severn Capital Partners, Global Environment Fund — prima di entrare nel consiglio dei governatori della Fed nel 2012.
  • Nominato governatore da Barack Obama nel 2012, poi presidente da Donald Trump nel 2017, e confermato da Joe Biden nel 2021: due nomine da parte di presidenti di schieramenti opposti.
  • Gestisce l'emergenza Covid-19 già da marzo 2020: tassi riportati a 0 %-0,25 % e programma di acquisto di attivi da 700 miliardi di dollari.
  • Riconosce a fine novembre 2021 che l'inflazione non è più «transitoria», innescando la stretta monetaria più dura dai tempi di Paul Volcker: undici rialzi fino al 5,25 %-5,50 % nel luglio 2023.
  • Guida tre tagli dei tassi nel 2024, poi altri tre nel 2025, portando il tasso di riferimento al 3,50 %-3,75 % nel dicembre 2025.
  • Il suo secondo mandato da presidente termina il 15 maggio 2026; assicura lui stesso l'interim come «chair pro tempore» fino all'arrivo di Kevin Warsh.
  • Fatto inedito dai tempi di Marriner Eccles negli anni 1940: sceglie di restare governatore dopo aver lasciato la presidenza, un mandato che corre fino al 31 gennaio 2028.

Giovinezza e formazione: da Washington a Princeton

Jerome Hayden Powell nasce il 4 febbraio 1953 a Washington D.C. Frequenta la scuola secondaria alla Georgetown Preparatory School, da cui si diploma nel 1971. Nulla, a questo punto, lascia presagire una carriera al vertice della banca centrale più potente del mondo: Powell sceglie scienze politiche e ottiene un B.A. alla Princeton University nel 1975, prima di virare verso il diritto. Consegue il suo J.D. presso il Georgetown University Law Center nel 1979, dove diventa caporedattore del Georgetown Law Journal — un incarico che, nelle facoltà di giurisprudenza americane, distingue già gli studenti destinati alle traiettorie più elevate.

Questo percorso merita di essere sottolineato: a differenza della maggior parte dei suoi predecessori e successori recenti al vertice del FOMC — Ben Bernanke, economista universitario, o Janet Yellen, anch'essa economista di carriera — Powell non ha mai pubblicato una tesi macroeconomica né insegnato in un dipartimento di economia. Arriva alla Fed attraverso la pratica dei mercati, non attraverso la teoria.

Wall Street, il Tesoro, poi Carlyle: l'anomalia del finanziere privato

Dopo gli studi, Powell esercita prima come avvocato, poi passa alla banca d'investimento a New York. Sale i gradini da Dillon, Read & Co., dove diventa vicepresidente tra il 1984 e il 1990. La sua traiettoria prende poi una svolta istituzionale: sotto l'amministrazione di George H. W. Bush, ricopre successivamente gli incarichi di Assistant Secretary e poi di Under Secretary presso il Tesoro americano, responsabile della politica delle istituzioni finanziarie e del mercato del debito sovrano — un'esperienza diretta del meccanismo che, decenni dopo, strutturerà le sue decisioni da presidente della Fed.

È tuttavia il suo passaggio in The Carlyle Group, gigante del private equity, a plasmare più durevolmente il suo profilo. Partner dal 1997 al 2005, vi guida gli investimenti nel settore finanziario. Cofonda poi Severn Capital Partners nel 2005, quindi diventa managing partner del Global Environment Fund nel 2008. Risultato: quando entra nel consiglio dei governatori nel 2012, Powell è uno dei rari presidenti della Fed dell'era moderna a non aver mai ricoperto un incarico accademico — un banchiere d'affari e un finanziere del private equity, non un professore di economia. Questa esperienza nella finanza privata, spesso ridotta a un dettaglio biografico, spiega in parte il suo stile decisionale: orientato ai dati di mercato, diffidente verso le certezze dottrinali, attento al modo in cui ogni annuncio del FOMC si ripercuote sulle condizioni di finanziamento reali di imprese e famiglie.

Da governatore a presidente della Fed: due nomine, due presidenti opposti

Powell entra nel consiglio dei governatori della Riserva Federale il 25 maggio 2012, nominato da Barack Obama. Vi trascorre cinque anni in relativa discrezione, votando le decisioni di politica monetaria senza occupare la scena — la presidenza spetta allora a Janet Yellen, che succede a Ben Bernanke nel 2014.

La svolta arriva il 2 novembre 2017: nel Rose Garden della Casa Bianca, Donald Trump annuncia di nominare Powell alla presidenza della Fed anziché confermare Janet Yellen — una rottura con la tradizione di rinnovare un presidente della Fed in carica. Il Senato lo conferma ampiamente, con 84 voti contro 13, il 23 gennaio 2018. Il suo primo mandato da presidente inizia il 5 febbraio 2018.

Quattro anni dopo, mentre l'inflazione post-Covid comincia già a preoccupare i mercati, Joe Biden sceglie a sua volta di confermare Powell anziché nominare un presidente proveniente dal proprio schieramento — decisione annunciata a novembre 2021, confermata dal Senato il 12 maggio 2022. Powell presta giuramento per un secondo mandato il 23 maggio 2022. In totale, la sua carriera alla Fed è scandita da due conferme bipartisan: nominato governatore da un presidente democratico, promosso presidente da un presidente repubblicano, poi confermato da un presidente democratico — una continuità rara per un incarico così esposto politicamente. Per ricollocare la sua traiettoria tra quelle dei suoi predecessori, la cronologia completa dei presidenti della Fed ripercorre un secolo di nomine, da William McChesney Martin a Powell.

Marzo 2020: lo shock del Covid-19 e il ritorno dei tassi a zero

È nel suo terzo anno di mandato che Powell affronta la prova più brutale della sua presidenza. Mentre la pandemia di Covid-19 paralizza l'economia mondiale, la Fed concatena le decisioni d'urgenza. Il 15 marzo 2020, una domenica, il comitato annuncia un taglio d'urgenza del tasso di riferimento allo 0 %-0,25 % — il secondo taglio d'urgenza nel giro di poche settimane — accompagnato da un programma di acquisto di attivi (quantitative easing) da 700 miliardi di dollari, destinato a mantenere la liquidità sui mercati obbligazionari e a evitare una paralisi del credito.

Questa risposta, unanimemente elogiata sul momento per la sua rapidità, sarà in seguito esaminata da vicino: contribuisce, insieme ai massicci piani di stimolo di bilancio votati a Washington, ad alimentare l'ondata inflazionistica che colpisce l'economia americana già dal 2021. Ma nel marzo 2020, l'urgenza è altrove: evitare che la crisi sanitaria si trasformi in una crisi finanziaria sistemica.

2021-2023: il mea culpa del «transitory» e la stretta più dura dai tempi di Volcker

Per buona parte del 2021, Powell e il comitato di politica monetaria difendono l'idea che la risalita dell'inflazione sia «transitoria» — legata ai colli di bottiglia post-Covid e quindi destinata a riassorbirsi da sola. Il 30 novembre 2021, davanti al Senato, Powell cambia tono: riconosce che è «probabilmente ora di ritirare» questa parola, transitory, per qualificare l'inflazione. La formula, sobria in apparenza, segna in realtà una svolta importante: apre la strada alla stretta monetaria più aggressiva condotta dalla Fed dall'epoca di Paul Volcker all'inizio degli anni 1980.

Segue un ciclo di rialzi dei tassi senza precedenti da quarant'anni: undici rialzi consecutivi da marzo 2022, fino all'ultimo, deliberato il 27 luglio 2023, che porta il tasso di riferimento al 5,25 %-5,50 % — il suo livello più alto in oltre ventidue anni. Interrogato dalla CBS nel programma 60 Minutes, andato in onda il 4 e 5 febbraio 2024 (l'intervista era stata registrata il 1° febbraio), Powell fa un gesto raro per un presidente di banca centrale in carica: ammette che «col senno di poi, sarebbe stato preferibile stringere la politica prima». Pochi dirigenti della Fed riconoscono in modo così diretto, in diretta e davanti alle telecamere, un errore di tempistica nelle proprie decisioni.

2024-2025: la svolta dei tagli dei tassi

Una volta che l'inflazione è tornata su una traiettoria giudicata più gestibile, la Fed avvia la sua de-escalation. Nel 2024, il comitato procede a tre tagli: -0,50 punti a settembre, poi -0,25 punti a novembre e di nuovo -0,25 punti a dicembre, portando il tasso di riferimento in un intervallo del 4,25 %-4,50 %.

Il movimento riprende nel 2025 dopo una pausa a inizio anno: taglio a settembre 2025 (tasso riportato al 4,00 %-4,25 %), poi a ottobre 2025 (3,75 %-4,00 %), e un terzo e ultimo taglio dell'anno a dicembre 2025, che porta il tasso di riferimento al 3,50 %-3,75 %. Nella conferenza stampa che segue quest'ultima riunione del FOMC, il 10 dicembre 2025, Powell riassume la sua filosofia di gestione in una frase: «Non esiste un percorso privo di rischi per la politica monetaria, finché navighiamo tra i nostri obiettivi di occupazione e di inflazione». Una formula che riassume, meglio di ogni altra, il suo metodo lungo tutti e due i mandati: nessun dogma hawkish né dovish dichiarato, decisioni prese riunione dopo riunione, in base ai dati disponibili — ciò che gli osservatori della Fed chiamano la gestione «data-dependent», caso per caso («meeting-by-meeting»).

Fine mandato 2026: chair pro tempore, poi ritorno al rango di governatore

Il secondo mandato di Powell alla presidenza della Fed termina il 15 maggio 2026. Per garantire la continuità istituzionale nel tempo necessario affinché il suo successore, Kevin Warsh, presti giuramento, il Board lo nomina «chair pro tempore» — un interim che assicura lui stesso, in qualità di ex presidente, dal 15 al 22 maggio 2026. Una situazione senza precedenti recenti: un presidente uscente che garantisce la transizione verso il proprio successore anziché lasciare immediatamente il proprio incarico.

Ma è l'episodio successivo che resterà senza dubbio come il gesto più singolare di tutta la sua presidenza. Il 29 aprile 2026, Powell annuncia che resterà governatore della Fed dopo la fine del suo mandato da presidente — una scelta rarissima nella storia dell'istituzione. L'ultimo precedente paragonabile risale a Marriner Eccles, rimasto governatore fino al 1951 dopo aver lasciato la presidenza nel 1948, ossia quasi ottanta anni prima (vedi il saggio biografico di Federal Reserve History dedicato a Eccles). Powell giustifica questa permanenza con la volontà di restare «per un periodo da determinare», almeno finché l'indagine del Department of Justice sulla controversa ristrutturazione della sede della Fed non sia «conclusa in modo chiaro e trasparente». Questa indagine sarà infine abbandonata dal DOJ a fine aprile 2026 — un epilogo che, allo stesso tempo, sblocca la conferma di Kevin Warsh al Senato.

Risultato: al 16 settembre 2026, data di pubblicazione di questo articolo, Jerome Powell siede ancora nel consiglio dei governatori — non più come presidente, ma come semplice governatore, sotto l'autorità istituzionale del proprio successore. Il suo mandato da governatore, distinto da quello di presidente, corre fino al 31 gennaio 2028. Tra tutti i presidenti della Fed degli ultimi decenni, è oggi l'unico ancora in carica — una nota biografica a piè di pagina che, nella storia della banca centrale americana, non ha equivalenti dal dopoguerra (vedi la scheda biografica di Federal Reserve History). La sua predecessora, Janet Yellen, aveva invece lasciato ogni funzione alla Fed già alla fine della sua presidenza nel 2018, prima di diventare segretaria al Tesoro.

Domande frequenti

Quando termina il mandato di Jerome Powell alla presidenza della Fed?

Il suo secondo mandato da presidente termina il 15 maggio 2026. Il Board lo nomina poi «chair pro tempore» fino al giuramento di Kevin Warsh, il 22 maggio 2026.

Perché Jerome Powell resta alla Fed dopo aver lasciato la presidenza?

Il 29 aprile 2026 ha annunciato di voler restare governatore, in particolare per seguire fino alla sua conclusione l'indagine del Department of Justice sulla ristrutturazione della sede della Fed; il suo mandato da governatore corre fino al 31 gennaio 2028.

Chi ha nominato Jerome Powell alla presidenza della Fed?

Donald Trump lo ha nominato presidente il 2 novembre 2017; il Senato lo ha confermato con 84 voti contro 13 il 23 gennaio 2018. Joe Biden lo ha poi confermato per un secondo mandato nel 2021.

Jerome Powell è economista di formazione?

No: a differenza di Ben Bernanke o Janet Yellen, è giurista di formazione (Georgetown Law) e ha fatto carriera come avvocato, banchiere d'affari e poi finanziere presso Carlyle, mai come accademico.

Cos'è il mea culpa del «transitory» di Jerome Powell?

Il 30 novembre 2021, davanti al Senato, Powell riconosce che è «probabilmente ora di ritirare» la parola transitory per qualificare l'inflazione, aprendo la strada alla stretta monetaria più dura dai tempi di Paul Volcker.

Qual è stato il livello più alto dei tassi sotto la presidenza di Powell?

Dopo undici rialzi da marzo 2022, il tasso di riferimento ha raggiunto il 5,25 %-5,50 % il 27 luglio 2023, il suo livello più alto in oltre ventidue anni.

Chi succede a Jerome Powell alla presidenza della Fed?

Kevin Warsh, confermato dal Senato dopo l'abbandono dell'indagine del DOJ a fine aprile 2026, presta giuramento come nuovo presidente il 22 maggio 2026.

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