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Kevin Warsh: il falco che guida la Fed dal 2026

Di Captain Trading··15 min

Il 16 settembre 2026, alle 20 ora di Parigi (14 a Washington), il FOMC ha alzato il suo tasso di riferimento di 25 punti base, al 3,75%-4,00%, con 12 voti contro 0: il primo rialzo dei tassi da luglio 2023. Alla guida della sala dove si è giocato questo voto: un uomo in carica da meno di quattro mesi, ma che preparava questo momento da molto più tempo. Si chiama Kevin Warsh, è il 17° presidente della storia della Riserva Federale, e dal suo insediamento il 22 maggio 2026, ogni sua dichiarazione pubblica ha costruito, mattone dopo mattone, lo stesso messaggio: la Fed ha tollerato l’inflazione troppo a lungo, e quel tempo è finito.

Per capire questa decisione, bisogna ripercorrere il filo di una carriera iniziata a Wall Street, interrotta una prima volta nel 2011, e che approda oggi al vertice dell’istituzione monetaria più potente del mondo. Questo ritratto è aggiornato al 7 ottobre 2026.

L’essenziale da ricordare

  • Nato nell’aprile 1970 ad Albany (Stato di New York), Kevin Warsh si è laureato a Stanford (1992) e alla Harvard Law School (1995).
  • Diventa governatore della Fed nel 2006, a 35 anni: il più giovane della storia dell’istituzione all’epoca.
  • Nel 2011 si dimette quasi sette anni prima della fine del suo mandato legale, pochi mesi dopo aver votato il QE2 pur esprimendo pubblicamente le sue riserve.
  • Trascorre quindici anni fuori dalla Fed, alla Hoover Institution e presso il Duquesne Family Office, restando comunque vicino agli ambienti economici repubblicani.
  • Designato da Donald Trump il 30 gennaio 2026 (nomina trasmessa al Senato il 4 marzo), viene confermato chairman dal Senato il 13 maggio 2026, con 54 voti contro 45.
  • Prestando giuramento il 22 maggio 2026, annuncia un «cambio di regime» alla Fed: meno comunicazione pubblica, più dibattiti interni.
  • Nel suo discorso di Jackson Hole, il 28 agosto 2026, giudica che le tendenze di fondo dell’inflazione non siano nettamente migliorate.
  • Il 16 settembre 2026, alla terza riunione sotto la sua presidenza, il FOMC alza i tassi di un quarto di punto, all’unanimità. Prossima decisione il 28 ottobre, alle 19 ora di Parigi.

Stanford, Harvard: la formazione di un golden boy della finanza

Kevin Warsh nasce nell’aprile 1970 ad Albany, capitale dello Stato di New York. Nessuna fonte ufficiale precisa il giorno esatto della sua nascita, solo il mese e l’anno. Ciò che si sa con certezza inizia sui banchi di Stanford, dove ottiene un A.B. nel 1992, poi alla Harvard Law School, da cui esce laureato nel 1995 (Federal Reserve History). Questo duplice bagaglio — un’università californiana ritagliata su misura per la finanza e la tecnologia, una facoltà di giurisprudenza che forma da decenni l’élite di Washington — disegna già la traiettoria di un profilo ibrido, a suo agio tanto nelle sale mercati quanto nei corridoi del potere.

Morgan Stanley, poi la Casa Bianca di George W. Bush

Dal 1995 al 2002, Warsh sale i gradini in Morgan Stanley, dove diventa vicepresidente e poi executive director all’interno del dipartimento fusioni e acquisizioni. Sette anni di banca d’affari che gli danno una lettura fine dei meccanismi di mercato — un’esperienza rara tra i futuri governatori della Fed, spesso provenienti dal mondo accademico piuttosto che da Wall Street.

Nel 2002, cambio di scenario: entra nell’amministrazione di George W. Bush come assistente speciale del presidente per la politica economica, poi segretario esecutivo del National Economic Council. Siede anche nel President’s Working Group on Financial Markets, l’organo che coordina la risposta del governo federale alle crisi di mercato. Quattro anni alla Casa Bianca che fanno definitivamente di lui un uomo di sistema, identificato come uno dei giovani talenti economici del Partito Repubblicano.

Governatore della Fed a 35 anni, e le dimissioni del 2011

Il 24 febbraio 2006, presta giuramento come governatore del Board of Governors della Riserva Federale, nominato da George W. Bush e confermato dal Senato una settimana prima. Warsh ha allora 35 anni: diventa il più giovane governatore della storia dell’istituzione. Il suo mandato coincide quasi immediatamente con la crisi finanziaria del 2008, di cui diventa uno degli attori discreti ma centrali. Warsh funge da principale punto di contatto tra la Fed e Wall Street durante le settimane più caotiche della crisi, e si impone come uno dei consiglieri più vicini a Ben Bernanke, allora presidente dell’istituzione, nella gestione del panico finanziario.

La sua uscita dalla Fed resta tuttavia legata a un dibattito di fondo. Il 3 novembre 2010, Warsh vota con la maggioranza del FOMC il lancio del QE2, un nuovo programma di acquisti di titoli del Tesoro — solo Thomas Hoenig vi si oppone. Ma cinque giorni dopo, in un discorso intitolato «Rejecting the Requiem», esprime pubblicamente le sue riserve: si dice «meno ottimista di altri» sui benefici duraturi di nuovi acquisti di asset per l’economia reale, e avverte che ampliare il bilancio della Fed «non è un’opzione gratuita», citando il rischio di inflazione e quello di vedere la Fed stessa fissare i prezzi sul mercato dei Treasury. Il 10 febbraio 2011 annuncia le sue dimissioni, effettive dal 2 aprile 2011 — mentre il suo mandato legale di governatore sarebbe durato fino a gennaio 2018. Se ne va dunque quasi sette anni prima della scadenza; la sua lettera di dimissioni, pubblicata dalla Fed, non indica alcun motivo.

Questo dettaglio biografico non è aneddotico: è la chiave di lettura di tutto ciò che segue. Quindici anni dopo, è il governatore che aveva messo pubblicamente in dubbio i benefici del QE2 a prendere la guida della Fed.

Quindici anni fuori dalla Fed: Hoover, Duquesne, e l’attesa del 2017

Tra il 2011 e il 2026, Warsh non abbandona mai davvero l’orbita della politica monetaria, ma ormai la osserva dall’esterno. Diventa Shepard Family Distinguished Visiting Fellow in Economics alla Hoover Institution di Stanford, dove insegna anche alla Graduate School of Business. Parallelamente, entra in Duquesne Family Office — il family office del gestore Stanley Druckenmiller — come partner. Per quindici anni resta uno dei consulenti economici informali più ascoltati degli ambienti economici repubblicani.

Il suo nome circola già nel 2017: durante il primo mandato di Donald Trump, Warsh è tra i candidati seriamente considerati per guidare la Fed, prima che la scelta ricada infine su Jerome Powell. Warsh dovrà dunque attendere quasi dieci anni prima di ottenere il posto che mirava già all’epoca.

Dicembre 2025 – gennaio 2026: una nomina movimentata

Il 12 dicembre 2025, Donald Trump indica pubblicamente che Warsh è «in cima alla sua lista» per succedere a Powell. La conferma arriva il 30 gennaio 2026: su Truth Social, il presidente annuncia ufficialmente la nomina, assicurando di conoscere Warsh «da moltissimo tempo» e dicendosi senza «alcun dubbio» che «resterà nella storia come uno dei GRANDI chair della Fed, forse il migliore». Il sostegno si struttura in fretta: Kevin Hassett, direttore del National Economic Council, l’editoriale del Wall Street Journal che elogia «la migliore nomina del secondo mandato di Trump», Jamie Dimon di JPMorgan, e la Camera di Commercio americana danno tutti il loro sostegno pubblico.

Reazione immediata dei mercati il giorno dell’annuncio: il rendimento del decennale sale al 4,24% e quello del trentennale al 4,87%, il dollaro e i buoni del Tesoro a breve termine si rafforzano, mentre le azioni americane arretrano. Segnale rivelatore: gli investitori si aspettano un presidente più ortodosso e più indipendente rispetto ad altri candidati giudicati più docili di fronte agli appelli di Trump a tagliare i tassi.

21 aprile 2026: un’audizione di conferma ad alta tensione

L’audizione davanti al Senate Banking Committee, il 21 aprile 2026, è uno dei momenti più seguiti dell’anno sui mercati. Warsh vi difende un vero e proprio «cambio di regime» per la Fed: revisione dei dati utilizzati nel processo decisionale, abbandono di parte del consueto forward guidance, volontà di dibattiti più vivaci in seno al FOMC — parla letteralmente di una «bella lite di famiglia» («good family fight»). La sua frase più citata: «la ricerca della verità conta più della ripetizione» («truth-seeking is more important than repetition»). Sulla trasparenza promette: «qui non verrà tenuto nulla di segreto» («there’s going to be nothing held in secret here»).

La formula merita di essere sfumata. Diverse analisi rilevano che Warsh ritiene al contrario che la Fed comunichi troppo — troppe conferenze stampa, troppi discorsi pubblici — e che desideri proprio ridurre questi canali. La parola «trasparenza» che usa davanti ai senatori convive quindi con un progetto di comunicazione più rada, non necessariamente più aperta.

L’audizione degenera anche in scontro politico. La senatrice democratica Elizabeth Warren, ma anche il repubblicano John Kennedy, lo accusano di essere una marionetta di Trump — un «sock puppet». Warsh risponde che sarà «un attore indipendente, se confermato», e si impegna a non abbassare mai i tassi sotto pressione politica.

Blocco Tillis, conferma il 13 maggio: 54 voti contro 45

La sua nomina resta tuttavia bloccata per diverse settimane. Il senatore repubblicano Thom Tillis sospende il voto in segno di protesta contro un’indagine penale aperta dal Department of Justice — non contro Warsh, ma contro Jerome Powell, nell’ambito di un dossier legato ai superamenti di costo per la ristrutturazione della sede della Fed. Il DOJ abbandona infine questa indagine a fine aprile 2026, il che permette a Tillis di revocare il suo blocco il 26 aprile 2026.

Il Senato procede quindi in due tempi. Il 12 maggio 2026 conferma prima Warsh a un seggio di governatore del Board, per un mandato di quattordici anni, con 51 voti contro 45. Poi, in un voto separato il 13 maggio 2026, lo conferma chairman: 54 voti contro 45, ovvero nove voti di scarto.

22 maggio 2026: il giuramento e il «cambio di regime»

La cerimonia si tiene alla Casa Bianca, nella East Room, il 22 maggio 2026. Il giuramento gli viene impartito dal giudice della Corte Suprema Clarence Thomas. Warsh riprende il seggio di governatore lasciato vacante dalle dimissioni di Stephen Miran, effettive quello stesso giorno, con un mandato pieno di governatore che corre fino al 31 gennaio 2040. Lo stesso giorno, il FOMC lo elegge all’unanimità chairman, per un mandato fino al 21 maggio 2030 (comunicato ufficiale della Fed).

La sua dichiarazione del giorno dà il tono del mandato a venire: «guiderò una Riserva Federale orientata alla riforma, che impara dai successi e dagli errori passati, sfuggendo a schemi e modelli statici pur mantenendo standard chiari di integrità e performance». Un modo per dire, senza formularlo così crudamente, che l’era Powell — quella delle conferenze stampa abbondanti e del forward guidance dettagliato — sta volgendo al termine.

Cento giorni da falco: giugno, luglio, Jackson Hole

La prima riunione del FOMC sotto la sua presidenza si tiene il 17 giugno 2026. Il voto è unanime per mantenere i tassi al 3,50%-3,75%, ma Warsh ne approfitta per annunciare cinque gruppi di lavoro — comunicazione della Fed, bilancio, fonti di dati, produttività e occupazione, quadro della politica sull’inflazione —, mantenendo comunque l’obiettivo di inflazione al 2%. Il comunicato pubblicato quel giorno è più che dimezzato rispetto a quello di aprile, e il forward guidance scompare: «un po’ più corto, un po’ più semplice», ammette Warsh in conferenza stampa, dove martella che i membri del FOMC sono «unanimi e senza ambiguità: questo comitato garantirà la stabilità dei prezzi».

La luna di miele non dura. Nella seconda riunione, il 28 e 29 luglio 2026, i tassi vengono di nuovo mantenuti al 3,50%-3,75%, ma il voto si incrina: 9 voti contro 3. Beth Hammack (Cleveland), Neel Kashkari (Minneapolis) e Lorie Logan (Dallas) chiedono già un rialzo di 25 punti base. Già dalla seconda riunione sotto la sua presidenza, le divisioni interne che Warsh stesso aveva auspicato — il famoso «good family fight» — si materializzano, prima del previsto.

La svolta si gioca a Jackson Hole, il 28 agosto 2026. Nel suo discorso, Warsh si dice «impressionato» dalla tenuta complessiva dell’economia americana, ma ritiene che le rilevazioni sull’inflazione dell’estate non mostrino un miglioramento significativo delle tendenze di fondo. Fissa la sua regola: la Fed deve essere certa che l’inflazione di fondo raggiunga l’obiettivo «in modo chiaro e a una velocità sufficiente» — «altrimenti, abbiamo del lavoro da fare». Un discorso incentrato sulla lotta all’inflazione, segno di una postura falco (hawkish), tre settimane prima della riunione di settembre.

16 settembre 2026: il primo rialzo dell’era Warsh

Da Jackson Hole, tutto convergeva verso la riunione del 15 e 16 settembre 2026 — la terza sotto la presidenza Warsh. Il comunicato, pubblicato alle 14 ora di Washington, le 20 a Parigi, annuncia un rialzo di 25 punti base, votato con 12 voti contro 0, che porta la forchetta obiettivo al 3,75%-4,00%. È il primo rialzo dei tassi da luglio 2023, giustificato da un’inflazione che «resta elevata».

L’incognita dell’estate — l’ampiezza del sostegno interno dopo il voto di luglio, spaccato 9 contro 3 — è sciolta: i tre dissidenti di luglio sono stavolta raggiunti dall’insieme dei votanti. Il dot plot pubblicato lo stesso giorno mostra che 16 dei 18 partecipanti prevedono almeno un nuovo rialzo entro la fine del 2026. Prossimo appuntamento: la riunione del 27 e 28 ottobre 2026, con un comunicato il 28 alle 19 ora di Parigi — e non alle 20, perché l’Europa torna all’ora solare il 25 ottobre, una settimana prima degli Stati Uniti. Per seguire la meccanica di questi voti e capire come si forma una decisione del FOMC, la guida completa al FOMC illustra il funzionamento del comitato, e la storia completa dei presidenti della Fed rimette la presidenza Warsh in prospettiva rispetto ai suoi sedici predecessori.

Domande frequenti

Chi è Kevin Warsh?

Kevin Warsh è il 17° presidente della Riserva Federale americana, in carica dal 22 maggio 2026. Ex governatore della Fed tra il 2006 e il 2011, ex banchiere presso Morgan Stanley ed ex consulente economico di George W. Bush, è stato nominato chair da Donald Trump e confermato dal Senato a maggio 2026.

Perché Kevin Warsh si è dimesso dalla Fed nel 2011?

La sua lettera di dimissioni, indirizzata al presidente Obama il 10 febbraio 2011 e pubblicata dalla Fed, non indica alcun motivo. Il contesto, invece, è documentato: nel novembre 2010, Warsh aveva votato il QE2 con la maggioranza del FOMC, pur esprimendo pubblicamente le sue riserve sui benefici e sui rischi di nuovi acquisti di asset. Ha lasciato il suo incarico di governatore il 2 aprile 2011, quasi sette anni prima della fine legale del suo mandato, prevista per gennaio 2018.

Kevin Warsh è hawkish o dovish?

Le sue prese di posizione lo collocano sul versante falco (hawkish): riserve pubbliche sul QE2 già nel 2010, priorità dichiarata alla stabilità dei prezzi dal suo arrivo, discorso di Jackson Hole dell’agosto 2026 incentrato su un’inflazione di fondo che non migliora abbastanza, poi rialzo dei tassi votato all’unanimità nel settembre 2026.

Quanti anni aveva Kevin Warsh quando è diventato governatore della Fed?

Aveva 35 anni quando fu nominato governatore da George W. Bush nel febbraio 2006, il che faceva di lui il più giovane governatore della storia della Riserva Federale all’epoca della sua nomina.

Come è stato confermato Kevin Warsh come presidente della Fed?

Dopo un’audizione tesa davanti al Senate Banking Committee il 21 aprile 2026 e un blocco temporaneo del senatore Thom Tillis, il Senato ha confermato Warsh come chairman il 13 maggio 2026 con 54 voti contro 45, all’indomani della sua conferma come governatore con 51 voti contro 45.

Cosa ha annunciato Kevin Warsh al suo arrivo alla guida della Fed?

Ha promesso un «cambio di regime»: revisione dei dati utilizzati dal comitato, riduzione del forward guidance, più dibattiti interni in seno al FOMC, e una comunicazione pubblica volutamente più rada.

Quando arriva la prossima decisione della Fed sotto la presidenza di Kevin Warsh?

La prossima riunione del FOMC si tiene il 27 e 28 ottobre 2026, con un comunicato il 28 alle 14 ora di Washington, ovvero eccezionalmente alle 19 a Parigi: l’Europa torna all’ora solare il 25 ottobre, una settimana prima degli Stati Uniti. La precedente, il 15 e 16 settembre, si è conclusa con un rialzo di 25 punti base, al 3,75%-4,00%, votato all’unanimità.

Chi ha preceduto Kevin Warsh alla presidenza della Fed?

Il suo predecessore immediato è Jerome Powell, chair della Fed dal 2018 al 2026. Warsh era già stato considerato per questo incarico durante il primo mandato di Donald Trump nel 2017, prima che la scelta ricadesse su Powell.

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